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mercoledì 3 aprile 2013

Amari 'sti Crauti...

Quanti di voi hanno visto le partite di Champion's di ieri sera? Aldilà della mia innata antipatia verso quella squadra a strisce verticali bianconere (non l' Udinese, l' altra) ho sperato sinceramente che facesse fare una bella figura al calcio nostrano. Non è andata così, oh sia chiaro, personalmente rimango dell' idea che Bayern e Juventus siano più o meno sul solito piano e che la prestazione fornita ieri sera dai "gobbi" sia talmente inferiore alla media che in qualsiasi indagine statistica verrebbe scartata. Ma allora perché la Juve ha rimediato 2 schiaffoni dai bavaresi? Prima di tutto non credo che la chiave della partita sia da ricercarsi negli episodi, vedasi la mancata parata di Buffon al primo minuto oppure il millimetrico fuorigioco di Mandzukic (spero si scriva così), infatti dopo questi episodi sfortunati il Bayern ha comunque messo fortemente in difficoltà la Juventus. Fondamentalmente il punto è da ricercarsi nell' incapacità della Juventus di uscire palla al piede dal pressing del Bayern, e nella distanza siderale fra il centrocampo e l' attacco bianconeri, tanto che Quagliarella e Matri all' intervallo hanno abbracciato Pirlo dicendogli "è un monte che non ci si vede". Tutto sommato credo che comunque la Juve di ieri "troppo brutta per essere vera" possa fare molto meglio a Torino e provare ancora a passare il turno. Piccolo inciso sull' arbitro, non per fare gli italiani che guardano sempre al giudice di gara, la prima mezz' ora mi è piaciuto molto, dopo mi sa che  non ci ha capito più nulla vedasi i cartellini gialli dati a casaccio. Ecco fatto il pensierino sulla Juve, tranquilli gobbi tanto peggio di così al ritorno non potete fare.
Sincerly yours,
@Fedde_arr
p.s.: avevo scritto 2 righe su Psg-Barça ma Lapo se le è pippate.

giovedì 24 gennaio 2013

Italia allo STADIO brado

Viaggio alla scoperta di come il mondo dell’italico pallone spera (e si illude) di superare l’emergenza stadi.


Bentornato zio Sagu. Ebbene si, rompo un lunghissimo silenzio stampa tornando a scrivere su questo blog, sperando di focalizzare subito la vostra attenzione su una delle questioni più spinose del nostro malato pallone italico: l’emergenza stadi.

Avrei potuto parlare di caso-stadi, di questione-stadi, ma per me è una vera e propria emergenza. Da nord a sud, da Torino a Lecce, da Trieste a Palermo le nuove star del calcio italiano non sono più i pettinati, cotonati e scapestrati campioni della domenica; le luci della ribalta adesso illuminano sindaci, assessori, presidenti, progettisti, burocrati e chi più ne ha più ne metta. Già, perché il tifoso medio di oggi è sì impegnato a pagare le rate di Mediaset Premium o Sky Calcio, ma in gran segreto segue da vicino le vicende del nuovo stadio, quello che Zamparini quanto Ballotta, Lotito quanto Della Valle, gli hanno promesso a intervalli regolari. Si parla di immensi parcheggi, di centri commerciali e ristoranti sul modello delle “arena” e dei “park” anglo-tedeschi, di capienza allargata e manto erboso sintetico di ultima generazione (ma sappia telo, nonostante l’impatto visivo il campo fangoso di Terza Categoria mi trasmette più emozioni).

Progetti, scartoffie e castelli in aria. Ma quanti davvero hanno realizzato un nuovo impianto nel Belpaese?

Al momento solo le squadre del vecchio Regno di Savoia, Juventus e Cagliari, hanno compiuto il grande passo. Sollevando peraltro molti dubbi per la tenuta strutturale: lo Juventus Stadium è sempre pieno e certamente molto suggestivo, ma pare che la fretta di aprirlo lo abbia reso fragile come un Taralluccio.

E restando in tema di biscotti, “Is Arenas” sembra addirittura un Grancereale, pronto a spezzarsi in qualsiasi momento. Almeno una cosa l’hanno azzeccata i rossoblu: hanno ridotto i posti a sedere, saggia decisione considerando che i nuovi ultras prediligono il divano alle buone vecchie curve dietro la porta.

Cominciamo dalla capitale, dove la Roma ha da poco annunciato il mega-stadio da 60.000 posti che manderà in pensione l’Olimpico. Per mister James Ballotta sarà pronto nel 2016; ma in tema di costruzioni si sa, carta non sempre canta. E non cantano nemmeno i cugini laziali, per cui non esiste nemmeno uno schizzo di progetto disegnato a lapis, con Lotito che fa sempre più l’evasivo sulla questione.

Spostiamoci a Firenze, dove la premiata ditta Renzi-Della Valle sembrava aver risolto almeno il nodo del terreno su cui edificare (per chi di Firenze se ne intende, sarà la Mercafir vicino all’aeroporto). Mancano i dettagli, è questione di tempo, ci vuole poco: ho perso il conto di quante volte ho sentito o letto queste parole. Il progetto c’è, ma le ruspe ancora non si muovono. E il Franchi, per quanto ne sia affezionato, è oggettivamente obsoleto: il famoso “formaggino”, settore ospiti, sembra più un recinto per le pecore.

Palermo: Zamparini annunciava nel 2011 un nuovo gioiellino da 35mila posti nella zona dello Zen, sentenziando pure: “Il nome varrà da solo 5 milioni di sponsorizzazione, sarà pronto in soli sei mesi e avrà anche un cinema”. Un bel film, dunque, ma visto alla radio. La casa dei rosanero è ancora il buon vecchio Barbera, più vecchio che buono, e di operai al lavoro nemmeno l’ombra. Siamo alle solite, terraferma o isola che sia.

Anche a Napoli pensano a un nuovo stadio, nonostante il San Paolo tenga botta grazie al calore sempre focoso della sua “torcida”. Il sindaco De Magistris ha sempre sostenuto di “voler chiudere il suo mandato con un nuovo impianto per il Napoli, che sia il San Paolo o una struttura ex-novo”. Il terreno c’è ed è in zona Ponticelli, quello che non torna è che sullo stesso terreno ci sono in progetto un palazzetto dello sport e ulteriori grandi edifici. Fanno uno stadio o un campetto da basket nei giardini comunali? Azzardo un’ipotesi: non era forse meglio buttar giù quelle cavolo di Vele di Scampia per trovare spazio? Avremmo tutti preso i classici due piccioni con una fava, non trovate?

In questo mio lungo post ho dato un occhio ai casi più eclatanti, ma un po’ tutti gli stadi andrebbero ammodernati, San Siro compreso. Un consiglio da tifoso per patron e sindaci nostrani: fate pure il vostro stadio, che sia in centro o a 20 km, che sia “natural” o sintetico, che sia con le poltroncine o gli sgabelli, ma fatelo, fate partire i lavori. Fatelo sicuro e senza troppi fronzoli, fatelo coperto e bello solido, e togliete le barriere, soprattutto quelle architettoniche. Fate promozioni, sconti e convenzioni, soprattutto per famiglie e ragazzi.

E se non basta, andate a casa del lancia cori e levategli la smart card. Dategli un megafono e riportatelo in curva, che per quanto mi riguarda allo stadio sento davvero un silenzio assordante.
@saguresole

domenica 4 novembre 2012

Varie ed eventuali: considerazioni sparse sull' 11^ giornata

L' 11° turno non si è ancora del tutto concluso, mentre scrivo queste righe infatti resta ancora da disputare Roma-Palermo (o Pa-Roma, non lo so), ma mi rifiuto di esprimermi su Zeman, non lo farò mai se non fuori stagione e a boccia ferma, perchè col Boemo non puoi mai sapere, ed i conti, al netto delle 90 reti che incasserà è giusto farli alla fine.
E allora partiamo così senza canovaccio a parlare della giornata di A, scrivendo a braccio, seguendo le impressioni che mi sgorgano spontanee dall' emisfero destro fino alla punta delle dita:
First of all: la Juve ha perso, al di là delle mie simpatie calcistiche è senza dubbio un bene per il campionato, che forse riuscirà a regalarci emozioni legate a scontri al vertice, e sottolinerei che l' Inter ha vinto, nel senso che ha fatto la sua partita, schierandosi con un canovaccio tattico ben preciso: difesa attenta e ripartenze fulminee, c' è chi afferma che sia un Inter "provinciale", più semplicemente l' inter gioca un calcio semplice, senza fronzoli e a dirla tutta anche un po cinico, la stessa ricetta che ha portato a Palazzo Durini il Treble.
Sempre sabato il Milan immola all' altare del Re dei Nani il Chievo come vittima sacrificale, Allegri allo show down mostra una scala (non reale, ma comunque di tutto rispetto) composta da Montolivo, Bojan , Emanuelson, El Sharaawi e Pazzini. Diciamo che Acciuga è salvo fino a che non rimette De Jong.
La Fiorentina schianta il Cagliari nel secondo tempo, e qui permettetemi di dire quanto lavoro ci sia stato da parte di Vincenzo Montella e il suo staff di dimensioni "ministeriali", composto da ben 10 collaboratori, tutti con un ruolo preciso e competenze specifiche e tutti votati a rappresentare sul campo un calcio antico fatto di   "se il pallone l' abbiamo noi gli altri non possono segnare" impreziosito da una visione quasi futuristica della preparazione calcistica.
Ma non dilunghiamoci oltre sull' Aeroplanino in direzione Europa, e passiamo al Napoli che concede al Vecchio Cuore Granata il pareggio proprio all' ultimo assalto, gol che porta la firma di Gianluca Sansone che rompe così il ghiaccio in serie A. Ora il Napoli dovrà rimboccarsi le maniche e Mazzarri in prima persona dovrà impegnarsi per non distruggere quanto di buono è stato fatto nella città di Pulcinella, erano l' anti-juve designata mentre ora si guardano allo specchio e non si riconoscono più, sta al tecnico livornese portare prima di tutto certezze in uno degli ambienti più votati all' isteria di tutto il panorama calcistico italiano.
La Lazio si avvicina al derby con un altra sconfitta, stavolta ad opera di un bel Catania.
Lodi dimostra ancora una volta tutta la sua classe dispensando lanci di 40 metri a destra e a sinistra, e mette a segno il primo rigore concesso quest' anno agli Elefanti rossoazzurri, ma quest non è una notizia, la vera notizia è la doppietta del Papu Gomez sempre un po taccagno quando si tratta di segnare.
Genova puzza... di esonero, cosa avete pensato?
Si perchè se Del Neri vanta ancora un po di credito, dopo tutto siamo solo alla sconfitta 3/3, Ciro Ferrara è alla sesta, e dico sesta, sei, six, VI, sconfitta consecutiva, non dico altro, solo che anche la Danone lo ha rinnegato come testimonial. <<Ciro, tropp' buon, ma mo' vedi di vincere jà!>> Ah stavolta a prendere a schiaffi i blucerchiati è l' Atalanta, che dimostra ancora una volta che a Bergamo si mastica calcio.
Vince anche il Pescara ai danni del Parma, e qui mi fa molto piacere per il DS Delli Carri, da sottolineara il talento di Quintero, oggi a dire il vero un po sottotono, e di Perin.
Giusto per dire poi che in Bologna-Udinese hanno segnato Alino Diamanti e Totò Di Natale, niente di nuovo.
That's all Folks!
Io ho finito mentre a voi chiedo chi sono i personaggi di questa 11^ giornata?  Chi vi suscita più simpatia o chi odiate?
alla prossima, sincerly yours
Fedde

lunedì 3 settembre 2012

Stessa spiaggia, stesso mare (di polemiche)


Arbitri disastrosi e campi inguardabili: in Serie A nulla di nuovo all’orizzonte, anzi.

Mi è capitato in passato di assistere ad alcune gare del campionato di Terza Categoria, l’ultima del panorama calcistico italiano, l’ultima un po’ in tutti i sensi. Livello tecnico modesto, campetti di periferia dove ad innaffiare troppo c’è il rischio di far nascere pomodori, arbitri mediocri che per fischiare un rigore ed espellere qualche “maestro” del fallo da tergo prendono giusto giusto il rimborso benzina (e a giudicare dai prezzi della verde, non credo che tale rimborso basti a coprire la spesa per raggiungere Roccacannuccia o Monculi sopra Empoli).
Ebbene, la seconda giornata dì Serie A, l’elite del pallone nostrano che dovrebbe essere tutto il contrario del dilettantismo allo stato puro, ha richiamato alla mia mente proprio quei campetti di periferia che l’erba non la vedono da decenni e quegli arbitri mediocri di cui sopra. E’ un mio pensiero, ma qualcuno che la Terza l’ha vista da vicino il paragone l’avrà fatto.

Non è certo passata inosservata la “spiaggia” del San Paolo di Napoli, stadio dalla enorme capienza e dal prato (mi fa senso anche chiamarlo in questo modo) inesistente. Il match di ieri tra Napoli e Fiorentina sembrava fosse giocato a Milano Marittima più che nel capoluogo campano: ci mancava solo che per fare le porte si usassero le infradito. Una pugnalata al petto per gli esteti del calcio, un pericolo per i fragili arti inferiori dei 22 calciatori in campo perché su un terreno così si può infortunare anche Seedorf che ha le gambe di marmo. Uno spettacolo indegno, dunque, per i 32mila del San Paolo che si chiedono se con il costoso biglietto per entrare allo stadio si paga anche il compenso del giardiniere.
Io mi domando e dico: l’ultima gara giocata al San Paolo prima di ieri è Napoli-Siena del 13 maggio.
Dal 13 maggio al 2 settembre c’è un intervallo di 111 giorni, se la matematica mi assiste. Possibile che in tutto questo tempo non c’è stato modo di curare il terreno di gioco e renderlo presentabile per l’esordio della nuova stagione? De Laurentiis ha sentenziato: sarà pronto tra un mese. Speriamo non stia parlando del raccolto.
Passiamo ai soliti scempi della classe arbitrale. Ogni anno designatori, Federazione e addetti ai lavori vari si e ci promettono di non ripetere più gli errori della passata stagione e affermano “che quest’anno i nostri arbitri sono bravi, giovani e preparati”. Non solo: la tanto ventilata sudditanza psicologica a favore delle “grandi” è un’illazione di cattivo gusto e l’imparzialità dei fischietti italiani non è in discussione. Passati 180’, a me pare che si vada indietro come i gamberi.
Brevemente, i fatti: Udinese-Juventus sullo 0-0, Giovinco scappa via verso la porta con il pallone che rimbalza e sta per essere intercettato dalla “Formica Atomica”, il portiere friulano Brkic esce come un Frecciarossa, ma “deraglia” e prende la capoccia dello juventino al posto del pallone. Rigore assegnato: ok. Rosso diretto a Brkic: ma siamo matti? Il serbo effettivamente commette fallo, ma figuriamoci se una cosa così è da espulsione. L’inflessibilità ingiustificata di Valeri spiana la strada alla Vecchia Signora, che poi ne farà altri tre subendone uno solo, ma certamente gli schemi erano già saltati e le scatole di patron Pozzo giravano già al dodicesimo del primo tempo.
Altra partita, stessa solfa: Bologna-Milan sullo 0-0, Boateng lancia Pazzini che fa a sportellate con Cherubin, l’ex interista fa di tutto per buttare giù il difensore felsineo, va a finire che cadono tutti e due. Tagliavento è vicino, ma non distingue i colori delle magliette e indica il dischetto. Cose da pazzi, è proprio il caso di dirlo, perché il “Pazzo”, quello rossonero, firma l’1-0 che sblocca la partita e fa imbestialire il “Dall’Ara”. Finirà poi 3-1 per il Milan; i riflettori si spengono, ma il disastro del fischietto di Terni rimane.
Insomma, ben ritrovata Serie A. Ahimè, non sei cambiata proprio per niente.
Simone Sagulo
@SaguReSole

giovedì 30 agosto 2012

DONNE E PALLONI, GIOIE E DOLORI

                                                   

Elena Shtilianov, l' agente/ moglie di Berbatov

La mia opinione personale sulla vicenda-Berbatov...e voglio credere che sia stata la moglie a decidere.... godevetela!
Anche Berbatov cade nella rete delle “wags”: quando le donne hanno più potere degli assegni.
La moglie è croce e delizia del calciatore moderno; e il caso-Berbatov ne è la perfetta riprova. Dispiace battezzare la mia “carriera” di blogger pallonaro con una storia che riguarda un mancato arrivo nella mia squadra del cuore (che non è la Juve, sia chiaro), ma è impossibile non parlare dell’affare di mercato che ha tenuto un’intera città con il fiato sospeso per più di 24 ore, salvo poi rivelarsi una cocente delusione prima e una barzelletta da riderci su poi.
Il buon Dimitar, il cigno dell’Est per eleganza e classe nel giocare a pallone, è l’ennesima vittima delle “wags”, le mogli dei calciatori professionisti che tengono ormai i mariti per le corna, o per la maglietta se preferite. Pare infatti che ci sia la compagna del bulgaro dietro il mancato approdo in Italia dell’ex centravanti dello United: né Firenze né Torino hanno acceso gli entusiasmi della signora Berbatov che ha ripiegato decisamente a favore di Londra, probabilmente immaginandosi già a fare un giro sul London Eye o a fare shopping a Piccadilly Circus. Ed ecco che i milioni della Juve vanno a farsi benedire e di buon grado Dimitar, che cambia idea come si cambia il pannolino a un neonato, accetta il Fulham, consapevole che per un po’ sarà meglio non aprire la propria pagina Facebook, oramai invasa da inferociti tifosi fiorentini, e che l’ultimo treno, anzi aereo, per giocare la Champions League se n’è forse ormai andato.
Già in passato i vari Beckham, Kakà e Shevchenko hanno dovuto discutere a letto, prima di addormentarsi, il proprio futuro calcistico con la loro dolce metà, con cui evidentemente il confronto non regge. La figura delle “wags” assume sempre più potere di trattativa in trattativa: esse sono più spietate di un procuratore, più determinate di Materazzi in scivolata, più irremovibili di un generale delle SS. E guai a non accontentarle: ogni uomo sa com’è difficile far gol tra le lenzuola con una donna che si chiude in difesa.
Dimitar ha sbagliato, certo. Prima di tutto a scegliere il volo: se da Manchester fosse direttamente atterrato a Pisa invece di fare scalo in Germania, adesso non staremo qui a parlare di lui. Poi la mancanza di professionalità e l’accordo-lampo con la Juve lo hanno fatto passare per un mercenario del pallone, come tanti, troppi ce ne sono in giro. Voglio però mettermi anche nei suoi panni: d’altronde la moglie è sempre la moglie, e rischiare di trovare le camicie non stirate e la cena fredda al rientro a casa non è una gran prospettiva per un uomo.
Faccio dunque un appello ai procuratori: signori del calciomercato, la prossima volta che contrattate un giocatore fate due chiacchiere anche con la consorte. Vedrete che vi verrà tutto più facile; voglio concludere inoltre lasciandovi nel dubbio della mia domanda: ma se un calciatore si può comprare in aeroporto, me lo fanno passare come bagaglio a mano o devo metterlo in stiva?
Simone Sagulo 
@SaguReSole